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          in vicinanza di una linea oraria ... In presenza di siffatta poderosa e feconda attività
          ai primordi della carriera non si può che restare ammirati, e formulare voti perchè col
          conseguimento del posto di perfezionamento questo concorrente abbia modo di allargare
          il campo delle sue conoscenze di fisica e di trarre il maggior profitto dagli studi compiuti" .
            Occorre ricordare che Enrico Fermi è stato un insegnante di fisica limpido e bravo ed
          ha insegnato anche ai suoi stessi professori sin dagli anni di studente in Pisa.
            Da allora e sempre, Enrico Fermi riuscì a tenere una costante unità di azione, vorrei
          dire una contemporanea presenza tra le varie scienze fisiche, richiamandole l'una all'altra
          per reciproco chiarimento. Questo egli svolse con la massima semplicità, che faceva amare
          il tema in discussione, e che arrivava con grande efficacia e rapidità alla parte più centrale
          e significativa del problema trattato. Questo aspetto costituisce una caratteristica forse
          unica nella storia del nostro secolo: intendo la capacità di sciogliere i nodi più difficili di
          un problema fisico, sperimentale o teorico, andando subito al cuore di esso [4].
            Questa capacità divenne presto nota nel mondo, e suscitò l'ammirazione di altri gran-
          di scienziati, come tra poco ricorderò. Ma permettetemi prima una meditazione sugli
          immediati inizi del nostro XX secolo appena trascorso.


          4. - Quello straordinario quinquennio 1921-1926

            Gli anni 1900-1902 videro la nascita di cinque grandi che hanno gettato le basi delle
          nuove conoscenze in fisica. In ordine di nascita essi sono: Pauli, Dirac, Heisenberg, Fermi,
          Jordan.
            Tra gli anni 1920 e 1933 questi giovanissimi giganti gettarono le basi delle nostre
          attuali conoscenze. Il modo come le differenti interpretazioni si alternavano e sembravano
          contraddirsi, per poi arrivare ad un quadro nuovo originale e vero dell'universo, è qualcosa
          che affascina e ci rende pensosi sull'avventura umana, anzi sui balzi alti ed inattesi che
          gli uomini fanno per arrivare alla conoscenza. Sono da ricordare ad esempio le pagine di
          Abraham Pais [5] che commentano quel periodo, che diverrà noto in Gòttingen come gli
          anni della Knabenphysik, la fisica dei ragazzi.
            Enrico Fermi non partecipò direttamente alla prima assoluta fondazione delle nuove
          idee, ma contribuì enormemente a semplificarle, ed a portarle ad una visione unitaria.
          Un compito delicato e difficile, che gli era peraltro naturale (si ricordino ad esempio i
          commenti di Cini nel suo articolo "Fermi e l'elettrodinamica quantistica").
            Su questo punto mi soffermo un momento. È stato detto in questo nostro libro, da
          alcuni autori, che appare strano che Fermi, arrivato a Göttingen nel pieno dei fermenti
          per la nuova meccanica delle matrici non si sia tuffato nel problema, e non si sia inserito
          tra i fondatori, Non sono uno storico che cerca le ragioni di una vicenda, quando essa è
          andata così: può essere che l'inserimento in un gruppo già lanciato che parlava un'altra
          lingua, non gli sia venuto naturale; può essere che il metodo delle matrici non gli sia
          parso in sé il più adatto per descrivere con sicurezza i fenomeni atomici allora noti. Forse
          trovava in esso un arcano preconio più che un concreto messaggio scientifico. In questo
          caso egli non aveva colto il potenziale di conoscenza delle matrici. Sappiamo che anche
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